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Ernia del disco


Tra una vertebra e l’altra è interposto un disco intervertebrale. Esso è paragonabile ad un cuscino pressurizzato che ammortizza e distribuisce il peso del nostro corpo sulla colonna.

Da un punto di vista anatomico, sono due le strutture che lo compongono: al centro, un nucleo polposo, di massa gelatinosa, sferica, composta per l’88% di acqua. Attorno ad esso, un anulus fibrosus, formato da una rete concentrica di fibre di collagene che lo avvolgono, conferendogli quella turgidità necessaria a sostenere ed ammortizzare il peso del tronco.

L’approccio conservativo primario di ernia del disco è ancora di tipo quasi esclusivamente farmacologico, almeno in Italia e America.  Il medico di base o lo specialista, sia esso fisiatra, ortopedico o neurochirurgo, nella maggior parte dei casi prescrivono solamente dei farmaci, senza indirizzare il paziente verso terapie fisiche che potrebbero aiutarlo a risolvere il problema in maniera più efficace e funzionale, diminuendo sensibilmente l’uso prolungato di medicine e dei loro effetti collaterali.

Nel 2018 il Lancet Journal1, la testata scientifica più autorevole al mondo, sulla base degli studi degli ultimi anni, ha pubblicato le nuove linee guida sulla cura del mal di schiena di tipo meccanico. La terapia fisica, tra queste la chiropratica, vengono fatte protagoniste e rappresentano la prima linea di cura. Solo dopo 3 mesi di terapia manuale e riabilitativa, nel caso di scarsi successi, viene presa in esame la terapia farmacologica ed eventualmente chirurgica.

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